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Antonio sopra ogni cosa, il mio fratellone Andrea, la mia tesorina Claudia, la mia famiglia, la musica, le fatine, i bimbi, i miei cuginetti, i miei amici, la cioccolata, la pioggia, le storie d'amore, disegnare, ridere, le fiabe, dormire, l'odore della pioggia, il tramonto, il mondo Disney (Trilli!!), ballare, i regali, Firenze, il freddo, il Kinder Bueno, l'arte del Rinascimento, le coccole, l'arcobaleno, il suono della chitarra di papà, le coperte pesanti, le farfalle, i tulipani, le mie montagne, l'oceano mare, le statue di Canova, i maglioni enormi, Saffo e il mondo greco, i peluches, l'odore di mamma, i quadri di Monet, il latte col miele, commuovermi davanti a un film, il gelato alla crema, l'azzurro, i libri, Foscolo e Dante, Johnny Depp, la poesia
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Sai quel luogo tra il sogno e la veglia, dove ricordi ancora che stavi sognando? Quello è il luogo in cui ti amerò sempre, Peter Pan. E' lì che ti aspetterò.
(Campanellino a Peter Pan)
(Hook - Capitan Uncino)
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(Le avventure di Peter Pan)
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(Oceano Mare)
Ci sono solo quattro domande che contano nella vita: cos'è il Sacro, di cosa è fatto lo Spirito, per cosa vale la pena vivere e per cosa vale la pena morire..la risposta ad ognuna è la stessa..solo l'Amore
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(Pablo Neruda)
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(Neverland - Un sogno per la vita)
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(Oceano Mare)
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(Oceano Mare)
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(Oceano Mare)
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(Pablo Neruda)
Non sei fregato veramente finchè hai da parte una buona storia, e qualcuno a cui raccontarla
(Novecento)
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(I Pirati dei Caraibi)
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(Neverland - Un sogno per la vita)
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(La sposa cadavere)
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"I Giganti della Montagna" arrivano all'Argentina * |
"Pirandello segna con ‘I Giganti della Montagna’ il suo dramma più arcaico: misteriosi elementi fantastici si intrecciano a caratteri di fiaba; elementi della vita si trasfigurano nel ritmo teatrale delle visioni, fino a spingere i protagonisti-attori a chiedersi dove sia la verità."

La serata di ieri l'ho passata a teatro (finalmente!!..ero in astinenza da maggio!) a vedere "I Giganti della Montagna" di Pirandello, recitato dalla Compagnia Lombardi-Tiezzi. Intanto all'Argentina, teatro bellissimo di suo (il Valle è una bomboniera, e mi piace da morire per questo, ma l'Argentina..). E poi il cast... Iaia Forte e Sandro Lombardi tanto per citarne due, e il resto della Compagnia... tutti straordinari, veramente bellissimo... peccato che finisca stasera, perchè ve lo consiglierei davvero!
Forse un po' troppa tecnologia, che mi ha fatto apprezzare il primo tempo molto più del secondo, ma d'altro canto, senza questo "abuso" chi non sapeva di suo che l'opera è in un certo senso una critica alla società moderna, incapace di comprendre "lo spirito del poeta", probabilmente non avrebbe potuto cogliere l'ultimo messaggio di Pirandello.
Comunque, davvero stupendo: le atmosfere surreali al limite tra sogno e realtà (certe scene sembravano ambientate nel "Paese delle Meraviglie" di Alice), gli effetti sonori, l'espressività degli attori, i testi, i costumi... ne è valsa veramente la pena, e se vi capita, andatevelo a vedere.
Siccome ho trovato su questo link una recensione di Lucio De Angelis che ho trovato veramente molto bella (da cui ho anche tratto la frase di apertura del post!), la riporto perchè, sapendo lui scrivere un po' meglio di me
, rende meglio quello che ho cercato di dire:
"Il testo è l’analisi incompiuta di tre condizioni dell’uomo: la pietosa finzione del sogno, l’utopia di voler portare la poesia per il mondo ed il nascere di una società di uomini orgogliosi e rozzi che negano qualsivoglia forma d’arte. L’autore chiamò ‘Miti’ le ultime sue opere, perché sono utopie, frutti di pura fantasia, rappresentazioni che esprimono la favola e il sogno.
Quest’ultima opera teatrale nasce da una crisi profonda dello scrittore e della sua arte: il personaggio pirandelliano, scoprendo la propria inadeguatezza nell’affrontare la realtà, si isola e questo isolamento lo conduce sempre a una sconfitta che si verifica ancor prima della lotta. ‘I Giganti della Montagna’ rappresenterebbero il momento della sconfitta dell’arte e, in un certo modo, la sconfitta metafisica di Pirandello.
Il Mago Cotrone, un bravissimo Sandro Lombardi, vive in una villa, detta ‘La Scalogna’, solitaria in una valle deserta, con i suoi amici, gente strana che guarda la realtà con occhi trasognati. Sono venuti nella valle per vedersi vivere quali credono di essere. Campano di sogno e di poesia. Crotone è la replica mitica di Bombolo, l' "apostolo della giustizia" della novella "La lega disciolta", difensore degli sfruttati dall'avidità padronale. Come il Mago, così i suoi trasognati sono riproposte di personaggi di precedenti testi pirandelliani. Il Nano Quaquèo deriva dal lampionaio sciancato della novella "Certi obblighi"; il nome della Sgricia proviene da quello della vecchia serva di un prete della novella "In corpore vili", ma a lei è attribuita una vicenda che riguarda il personaggio di un'altra novella, "Lo storno e l'Angelo Centuno". Gli altri sono Duccio Doccia, Milordino e Mara Mara.
Cotrone offre ai suoi ospiti "una continua sborniatura celeste", inventa per loro la verità: "Tutte quelle verità che la coscienza rifiuta. Le faccio venire fuori dal segreto dei sensi". Un giorno giungono alla villa un’attrice, Ilse Paulsen, detta La Contessa, il marito di lei e pochi compagni. Sono i superstiti di una compagnia teatrale, diseredata dopo aver tentato invano di rappresentare "La favola del figlio cambiato". L’opera è stata scritta da un giovane poeta innamorato di Ilse, che poi si è ucciso, perché respinto dall’attrice. Cotrone invita gli attori a fermarsi nella villa, regno della poesia, dove i sogni dell’arte si realizzano. Ilse vuole proseguire la sua missione per portare tra la gente quella tragedia che è diventata per lei tormento e vita.
Cotrone per aiutarla si offre di far rappresentare la "Favola" nel paese dei Giganti, "gente d'alta e potente corporatura" dedita all' "esercizio continuo della forza" per la realizzazione di immani imprese che "non han soltanto sviluppato enormemente i loro muscoli, li hanno resi naturalmente anche duri di mente e un po' bestiali". Non nascondendo la difficoltà del tentativo, Cotrone prova ancora a persuadere Ilse a rappresentare la "Favola" tra loro, affermando: "È fatta proprio per vivere qua, Contessa, in mezzo a noi che crediamo alla realtà dei fantasmi più che a quella dei corpi". Il Mago gliene vuole fornire un saggio invitandola a recitare un brano ed ecco che alle prime battute dell'Attrice, attratte ed evocate dalle parole del testo, sulla scena che "s'illumina come per un tocco magico", compaiono due figure femminili del dramma, che prendono a dialogare con Ilse, come uscite dalla fantasia del poeta.
Il prodigio d'arte non basta a convincerla e il Mago si dispone ad accompagnarla dai Giganti. A questo punto risuona potente, "fra grida quasi selvagge", il frastuono della loro cavalcata, scesi nel paese.
Il "Mito" s’interrompe e, come è noto, Pirandello non riuscì a terminare il suo capolavoro: l’ultima parte non è stata scritta e ne resta una sommaria descrizione dovuta al figlio, che la raccolse dal padre morente. Secondo questa i Giganti rifiutano l’offerta di Ilse della rappresentazione della "Favola" e, tutti presi ed intrappolati dalla loro razionalità e incapaci di comprenderla, la fanno recitare davanti ai loro servi, gli operai delle grandi costruzioni, che non la capiscono neanche e Ilse muore o di dolore o uccisa dai servi stessi: l’arte e la poesia subiscono, sconfitte, la rigida logica della tecnica e dell’utilità concreta e immediata, logica che lacera ogni nobile ideale umano come la poesia, la fede e l’amore.
"Mettere in scena questo testo oggi significa soprattutto legarlo alla contemporaneità, alla società attuale, alla nostra storia. E alla storia martoriata di una terra come la Sicilia. Significa anche non dimenticare che, pur trattandosi di un Mito, ‘I Giganti della Montagna’ raccontano delle concrete storie di esseri umani", dice Federico Tiezzi, che dello spettacolo cura la regia. L’opera espone una visione profetica della situazione nella quale il teatro si trova attualmente. I "Giganti" sono i protagonisti invisibili del testo: rappresentano il potere nella sua materialità, possiedono i mezzi di produzione e li utilizzano per realizzare opere immani, e al tempo stesso esercitano un controllo invisibile attraverso la manipolazione delle coscienze. Ilse, la Contessa, è invece nemica della materialità nell’arte. La sua sapienza e il suo istinto indicano quale potrebbe essere il ruolo del teatro in un mondo dominato dalla vacuità e dall’irrazionalità: quello di riproporre il mistero e la ragione a una civiltà che ha perso ambedue.
I Giganti e Ilse sono destinati a scontrarsi, e in mezzo al conflitto si erge la figura magica di Cotrone; a lui e al suo pensiero "per immagini" si chiede forse una risposta alla crisi del teatro: il teatro è per coloro che sono disposti a contemplare i misteri del presente, le trasformazioni della realtà e della società. Tiezzi attualizza queste tre categorie: Ilse viene vista come portavoce rispettabile del teatro, il mago Crotone come portavoce del cinema ed i Giganti diventano la materializzazione della tv. Lo spettacolo viene raccontato utilizzando una fusione di linguaggi: recitazione, musica, arte visiva, cinema, danza, elementi cardinali intorno ai quali gira il lavoro degli attori e del regista.
Un Pirandello, questo di Tiezzi, giocato secondo i colori e le visioni del Fellini di ‘Otto e Mezzo’ e soprattutto di ‘Giulietta degli spiriti’ e con un finale dell’opera affidato al drammaturgo siciliano Franco Scaldati."
...e la prossima settimana, "Moby Dick" di Melville con Albertazzi... bacini...
§ princess §
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avviso * |
per tutti quelli che passano per il mio blog: gli interventi scritti in grigio topo hanno validità limitata dal momento della pubblicazione a non più di una decina di ore dopo, poi ritorno ad essere moi! ..e scrivo in grigio topo nei momenti in cui mi pare di essere sola al mondo, e mi ci vogliono un decina di ore al massimo per capire che non è vero! ..giusto per non fare preoccupare inutilmente la gente!!
poi.. primi due moduli dell'ECDL superati uno al 97% e l'altro al 94%!!
e ora vado a prepararmi per la festa di Rob (ho un sonnone che non mi andrebbe per niente di andarci, ma pare brutto..)
bacini
§ princess §
ps ire e lu.. AYOOOOO!!!..EI-OLEL-EI-OLEL-E-I-OH!!!

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MOSTRA DI GAUGUIN: non ne vale la pena. Poche opere, poco belle, in troppo poco tempo. E troppo poche quelle del periodo tahitiano. Che sono le mie preferite. E' stata più entusiasmente il giro per Via del Corso dopo. Con Cla. E col Disney Store versione natalizia. Almeno era gratuita.
RECANATI: stupenda. Tutta, tutta. E la classe quasi unita. Ma troppo cara per i miei gusti. Cioè, se ce lo dicevano subito che dopo il bollettino da 70€ c'erano da tirarne fuori un'altra decina... Chiesti a sorpresa, non mi è piaciuto. Però bellissima. Troppo. E Leopardi poi... Grazie Lu e Ire.
SCUOLA: ok. Olimpiadi andate, spero. Media buona. Peccato per greco scritto, potrebbe andare meglio. Però va bene. Non posso lamentarmi proprio. Ma studierei volentieri di meno.
ME: da schifo. Oggi non ho pranzato, ho lo stomaco chiuso. Due settimane senza danza, fisico una merda. Da ieri, psiche peggio. Delusa. Tanto. Troppo. E senza niente da dire, a che serve parlarne ancora. Cioè, ditemi che altro devo fare, io penso che così do il massimo di me. Evidentemente non si vede. E fosse la prima volta. Cioè, pensavo di averla superata questa fase. Ok, non del tutto. Ma andava meglio. Da quasi un anno, pensavo. Invece NO. Stupida. Sto tornando indietro, o mi è solo sembrato di camminare? Mah. Ti odio, mondo di schifo. Solo Una Cosa mi tira su, oggi.
§ princess §
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flash * |
post-lampo prima di buttarmi sul greco, sperando di finire prima delle 6 e un quarto perchè pare che a danza ci devo andare a piedi, quindi tocca sbrigarsi.. praticamente sono andati a farsi benedire due mie aspirazioni culturali a cui avrei tenuto molto, cioè la Boheme di domenica/lunedì (saltatata perchè erano esauriti i biglietti...) e le conferenze sul Paradiso di Dante al Visconti, perchè il giovedì ci saranno in un ipotetico futuro i corsi pomeridiani di matematica (perchè non basta farla a scuola in orario normale, c'è pure da restarci il pomeriggio...). E quindi così...
In compenso, giovedì andiamo a vedere Gauguin al Vittoriano, poi lunedì e martedì stiamo a Recanati, e a gennaio (mi pare il 24... dovrei controllare sul diario che al momento sta di là e non mi va di alzarmi e prenderlo...!) andiamo alla mostra del Canova alla Galleria Borghese.
Poi sono finalmente arrivati i biglietti per il teatro di quest'anno: il 24 novembre "I Giganti della Montagna" di Pirandello, il 1 divembre "Moby Dick" (piccolo problemino... siccome per chi l'ha adattato non si può tradurre in alcun modo l'originale senza perdere quel non-so-chè, tutto il secondo atto è in lingua, cioè INGLESE, quindi spero che gli attori siano molto bravi e siano in grado di far capire quello che dicono senza bisogno di capire le battute...), l'8 marzo "Anna Karenina" di Tolstoj (forse...spero di sì!..e spero di aver finito il libro per allora!!), il 29 marzo "Memorie dal Sottosuolo" di Dostojevskij (si scrive così??) e il 12 aprile "Il mercante di Venezia" di Shakespeare... tutto all'Argentina (cioè davanti alla Feltrinelli enorme!!)
vabbè ora vado a fare Lisia, che appena ricomincia il giro mi tocca l'interrogazione...
bacini
§ princess §
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Giovani Verso Assisi 2007 * |

"A dire il vero, noi non siamo molto abituati a legare il termine "pace" a concetti dinamici. Raramente sentiamo dire: 'quell'uomo si affatica in pace', 'lotta in pace', 'strappa la vita con i denti in pace'. Più consuete nel nostro linguaggio sono invece le espressioni: 'sta seduto in pace', 'sta leggendo in pace', 'medita in pace' e, ovviamente, 'riposa in pace'. La pace insomma ci richiama più la vestaglia da camera che lo zaino del viandante. Più il conforto del salotto che i pericoli della strada. Più il caminetto che l'officina brulicante di problemi. Più il silenzio del deserto che il traffico delle metropoli. Più la penombra raccolta di una chiesa che una riunione di sindacato. Più il mistero della notte che i rumori del meriggio.
La pace richiede lotta, sofferenza, tenacia, rifiuta la tentazione del godimento. Non ha molto da spartire con la banale 'vita pacificata', non elude i contrasti.
Sì, la pace, prima che traguardo, è cammino, cammino in salita. Vuol dire che ha le sue tabelle di marcia e i suoi ritmi. I suoi rallentamenti e le sue accelerazioni. Forse anche le sue soste. Se è così occorrono attese pazienti. E sarà beato, perchè operatore di pace, non chi pretende di trovarsi all'arrivo senza essere mai partito. Ma chi parte."
(don Tonino Bello)
grazie a tutti quelli che hanno condiviso con me quasta esperienza e mi hanno aiutata a viverla così bene.. grazie ad Antonio, Marco, Gianluca, Giuliana, Maria Francesca, Alessio, Alessandro, Andrea, Stefano, Gabriele, Antonio, Erica, Chiara, Lorenza, Alessandra, Lorenzo, Daniele, Fra-Fra, Fra David, Fra Alessandro e a tutti gli altri duemila ragazzi di tutta Italia che stavano là con noi!

(sono tornata in braccio a Lui, e non voglio scendere più..)
